La storia

– La scuola di Monserrato…
– …e quella del Borgo
– La Petrarca girovaga
– Il trasferimento a Trappeto
– La scuola di Samarcanda
– Riparte la speranza
– Il nuovo edificio
– La scuola dei sogni
– L’Istituto Comprensivo
– Le nuove sfide educative
– La notte della speranza
– Sentinella del mattino


La scuola di Monserrato…
Il 1° ottobre 1967 uno scarno Decreto Ministeriale staccava dalla prestigiosa Scuola Media Statale “G. Carducci” le 20 classi funzionanti in due vecchi e quasi contigui palazzotti privati di via Nicola Fabrizi costituendo così la XX Scuola Media Statale della città di Catania.
Viene nominato Preside il Prof. Francesco Caruso e qualche giorno dopo, esattamente il 9 ottobre, il Collegio dei Professori con delibera unanime intitola la scuola al poeta Francesco Petrarca.
La nuova scuola si trova ad operare nel popoloso quartiere di Monserrato abbarbicato alla leggiadra chiesetta settecentesca che rappresentava, in quel periodo, i centro della vita del rione.
Monserrato è oggi un quartiere residenziale e quasi spopolato; in quegli anni, invece, si andava allargando sempre di più, gli abitanti aumentavano di anno in anno: gente modesta accanto ai professionisti in una zona che non aveva ancora perso il sapore di periferia e il suo essere quasi un grande paesone con la sua chiesa, il suo bar, i suoi negozi e anche la scuola, la Petrarca appunto.
Il periodo di Monserrato è tra i più belli della storia della nostra scuola.
Dopo due anni, esattamente nell’ottobre del 1969, il Preside Caruso va alla Dante Alighieri e al suo posto subentra il Prof. Leonardo Parisi che guiderà la Petrarca per ben 14 anni.
Il Prof. Parisi inserisce la Petrarca nel contesto delle positive innovazioni che viveva in quel periodo la scuola media.
Vengono attivate le Libere Attività Complementari (LAC): molti alunni restano a scuola dove funziona il servizio di refezione e nel pomeriggio svolgono varie attività di recupero e, specialmente di integrazione.
Assieme alle LAC viene attivato un servizio di scuola per adulti: è il Corso CRACIS, che allora durava due anni e consentiva agli adulti di conseguire la licenza media.
Il periodo di Monserrato arriva sino alla seconda metà degli anni ’70 e, poiché il numero degli alunni cresce sempre di più, i locali di via Fabrizi non bastano.
Alcune classi, quindi, vengono sistemate in una casa privata di via Etnea accanto al semaforo del Borgo.
La Petrarca allarga il suo bacino d’utenza ma questo fatto, col tempo si rivelerà deleterio per l’immagine di scuola di quartiere con cui essa era nata.

…e quella del Borgo
Alla fine degli anni ’70 lo spostamento del bacino d’utenza si completa.
La Petrarca lascia alla Carducci i locali di via Fabrizi e trasferisce la sua sede centrale in un bel palazzetto privato di Piazza Cavour, fino ad allora sede dell’Istituto Professionale “Lucia Mangano”.
Continuano le attività e le iniziative (LAC e CRACIS) come prima anche se l’utenza, lentamente ma inesorabilmente, comincia a diminuire.
A metà degli anni ’80 scompaiono le LAC, finisce il Corso CRACIS (sostituito per un solo anno da un Corso delle 150 ore) e la scuola abbandona definitivamente il quartiere di Monserrato servendo ora i ragazzi del Borgo e della Consolazione.
Nel frattempo è andato in pensione il Preside Parisi sostituito a partire dall’a.s. 1983/84 dal Prof. Salvatore Prestifilippo.

La Petrarca girovaga
I locali di via Etnea vengono dichiarati inagibili, successivamente lo stesso accade per il palazzetto di Piazza Cavour.
Il Consiglio Scolastico Provinciale nel 1984 delibera il trasferimento della Petrarca a Trappeto Nord, ma forze invisibili bloccano la proposta presso l’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, diventato nel frattempo competente sull’argomento.
Ciò che rimane della Petrarca viene sistemato alla bene e meglio: presidenza e segreteria in una casa privata di via Impallomeni (proprio di fronte al Carcere), le classi superstiti in alcuni locali dell’Istituto S. Cuore con ingresso da via Passo Gravina e in altri locali di fortuna reperiti quà e là nel quartiere del Borgo.

Il trasferimento a Trappeto
Il 1° settembre del 1987 diventa operativo il trasferimento a Trappeto Nord dove la Scuola Media Quasimodo scoppia per l’alto numero di alunni e classi che si ritrova.
Ciò che rimane della Petrarca, pochissimi alunni per la verità, viene lasciato alla Scuola Media Sammartino Pardo: uffici, archivio, bandiera, segreteria e il nuovo Preside, che è il Prof. Salvatore Coppola, ereditano dalla Scuola Media Quasimodo le 22 classi di Trappeto Nord.
Per la verità presidenza e uffici rimagnono per l’intero anno in via Impallomeni, le classi funzionano alcune presso il centro sociale di Trappeto Nord, altre in una villa privata di via Ota.

La scuola di Samarcanda
Comincia il buco nero nella storia della nostra scuola: nell’immaginario collettivo della scuola catanese dire Petrarca è come evocare l’inferno.
La scuola, si dice, non funziona, è pericolosa, vi succedono cose incredibili.
In parte ciò era vero, in parte esagerato, in parte voluto per evitare che qualcuno mettesse il naso dentro la scuola e s’accorgesse che qualcosa non andava proprio.
La verità, invece, era molto semplice: una scuola difficile, posta in una periferia difficile funzionava con le solite 30 ore settimanali chiudendo la porta (quando questa c’era!…) alle ore 13:30. Nessuna attività, niente tempo prolungato, una programmazione per nulla adeguata alle esigenze dei ragazzi e del quartiere.
E inoltre il continuo cambiamento dei Presidi che non dava nessuna garanzia di continuità.
Nel 1988/89 la Preside è la Prof.ssa Emanuela Deganello che trasferisce gli uffici a Trappeto Nord.
L’anno successivo arriva il Prof. Giacomo Lentini. Si deve lasciare la villa di via Ota e la succursale, dopo polemiche e tensioni, si trasferisce nella scuola elementare di via Merlino, mentre la centrale funziona all’ultimo piano della scuola elementare di via Pantelleria.
Nel 1990/91 è la volta della Preside Prof.ssa Maria Puglisi: nuovo trasferimento della succursale (da via Merlino alle scuole elementari di via Torresino) e soliti vecchi problemi.
È questo l’anno di Samarcanda: Michele Santoro confeziona in maniera veramente spregiudicata una trasmissione sul quartiere Trappeto Nord, piena di falsi (inventa una scena di ragazzi che giocano a carte a scuola, la gira e la manda in onda) e senza speranze.
Ecco perché per tutti noi il periodo terribile che stiamo descrivendo è conosciuto come quello della scuola di Samarcanda.

Riparte la speranza
Con l’anno scolastico 1991/92 qualcosa all’improvviso cambia: il nuovo Preside, il Prof. Santo Gagliano, e la gran parte dei docenti, molti dei quali nuovi e diversi giovani supplenti, non se la sentono di gestire la disperazione e decidono di tentare il cambiamento.
Per cambiare la scuola non basta volerlo, bisogna attivare strategie educative e percorsi didattici capaci di far ripartire la speraznza: viene avviato il tempo prolungato in quattro prime (le tre della centrale e una della succursale) e si decide di insegnare cominciando a… stare con gli alunni nelle classi.
All’inizio fu molto dura ma ci si accorse che la cosa era possibile attivando tutta una serie di strategie e razionalizzando le risorse.
Il tempo prolungato si diffuse sino a diventare l’unico modello proposto dalla scuola, vennero gli animatori comunali, furono attivati i laboratori previsti dalla Legge 216, fu avviata l’attività sportiva, istituto l’osservatorio per la dispersione scolastica…
E inoltre si moralizzò l’ambiente.
Il mercato delle licenze medie dei candidati esterni, gestito da squallidi personaggi con un gettito di tangenti altissimo, fu stroncato insesorabilmente e già nel 1993 gli esterni erano spariti.
Contestualmente furono avviati i corsi per lavoratori che risolsero il grave problema dell’istruzione nel quartiere.
La dispersione scolastica, che era attestata sul 30-40%, fu combattuta… facendo scuola e accogliendo tutti: oggi è scomparsa del tutto.
E infine… finirono i trasferimenti in uscita e aumentarono quelli in entrata creando nella scuola un corpo docente stabile, competente e appassionato

Il nuovo edificio
Malgrado gli sforzi e i successi ci si rendeva conto, però, che senza edificio e con le strutture precarie che ci si ritrovava, alla lunga gli sforzi sarebbero risultati vani.
Si venne a sapere, in maniera vaga, che esisteva un progetto, forse c’era un appalto, che insomma era possibile costruire la nuova scuola.
La costruzione della scuola è una storia nella storia: si dovette lottare per sbloccare l’appalto e fare iniziare i lavori, impegnarsi quindi per farli proseguire allorché la ditta costruttrice fallì, reperire i soldi mancanti quando si era giunti quasi alla fine.
È una bella storia raccontata a parte (Dalla scuola di Samarcanda alla scuola della Seconda Opportunità).
Qui basti dire che nel dicembre del 1986 vi entrammo abusivamente.
Il 18 dicembre così ci consegnarono ufficialmente l’edificio ma per noi la festa della scuola rimane sempre fissata al 16 dicembre.

La scuola dei sogni
Nella seconda metà degli anni ’90 la Petrarca conosciuta a Catania come la scuola dei sogni: un ambiente accogliente, dove si sta bene, si fa scuola in modo incisivo e gioioso diventando anche un punto di riferimento per tante altre belle esperienze educative.
Ma a stare bene sono soprattutto gli alunni: sono stati loro, infatti, a definire la Petrarca la scuola dei sogni nella prima esperienza di Newspapergame e sono loro la prova concreta che è possibile fare scuola in modo diverso mettendo al centro di tutti e ciascuno e senza rinunciare alla cultura e ai valori educativi.
Sono tante le esperienze e diversissimi i momenti importanti di questo periodo.
Tra tutti ci piace ricordare il 4 dicembre 1998: il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Massimo D’Alema e il Ministro della Pubblica Istruzione On. Luigi Berlinguer sono alla Petrarca, pranzano con gli alunni, partecipano ad un importante convegno sulla dispersione scolastica.
Un giorno fantastico: sono presenti i Direttori Generali del Ministero, quasi tutti i Provveditori italiani, Presidi, Direttori Didattici, docenti, giornalisti…

L’Istituto Comprensivo
Col 1° settembre del 2000 parte l’autonomia scolastica ed entra in vigore il nuovo assetto delle scuole nelle città di Catania.
Alla Scuola Media Statale “Francesco Petrarca” vengono aggregati il plesso di scuola elementare e materna di via Fiorita, fino ad allora dipendente dal Circolo Didattico “E. De Amicis” e il plesso di scuola elementare e di scuola materna comunale di viale Tirreno fino ad allora dipendente dal Circolo Didattico “Padre Santo di Guardo” e in un piano del quale fino al 1996 era sistemata la sede centrale della nostra scuola.
Queste aggregazioni non derivarono, come per molte altre scuole della città, dall’esigenza di “salvare”, l’autonomia della Scuola Media Petrarca la qual possedeva i “numeri” per rimanere in vita ma fuorno la naturale conseguenza d’un ragionamento organico sul quartiere, fu cioè formato un Istituto Comprensivo per i quartieri di Trappeto Nord e Trappeto Sud nel quale riunire tutte le scuole della zona.
Nuovi problemi, nuove attività, nuove difficoltà e, principalmente, l’esigenza di integrare le scuole preesistenti creando, giorno per giorno, una nuova comunità scolastica.
Grande merito di questo slancio va dato indubbiamente all’allora Commissario Straordinario dell’Istituto, il compianto Avv. Angelo Greco, che ha sempre rappresentato per la nostra scuola un forte punto di riferimento.
Il 16 dicembre 2000, quasi a suggellare simbolicamente che al posto della vecchia Scuola Media c’era ora una nuova realtà, avvenne il “battesimo” della bandiera dell’Istituto Comprensivo, madrina la Prof.ssa Daniela Scuderi, insegnante ed ex alunna della Scuola Media dell’Istituto.
La vecchia, gloriosa bandiera della Scuola Media Petrarca, testimone di tanti anni di presenza e di impegno educativo è custodita gelosamente accanto alla nuova e sta lì quasi a vigilare che nessuno di noi tradisca la mission della Petrarca.

Le nuove sfide educative
In questo modo le sfide educative aumentano e la Petrarca è sempre più sulla cresta dell’onda.
La scuola dell’infanzia esce dall’angustia di via Fiorita e si trasferisce nell’edificio, davvero avveniristico, di Viale Benedetto Croce. Un edificio all’altezza della qualità dell’offerta formativa che la Petrarca offre ai bambini del quartiere.
Con un cammino faticoso ma costante acquista una sua identità anche la scuola elementare che diventa anch’essa qualcosa di specifico e cioè qualcosa che è la Petrarca: l’insegnante prevalente, l’inglese, l’informatica che rappresentano i punti portanti della riforma della scuola elementare, alla Petrarca vengono anticipati di qualche anno.
Il plesso di viale Tirreno lentamente acquista una sua dignità e una modalità più coerente col fare scuola.
Via Fiorita viene lasciata dalle classi di scuola elementare che si trasferiscono nel nuovo edificio appositamente realizzato in via Gioviale di fronte alla sede centrale.
Il Centro Territoriale Permanente per l’educazione degli adulti n° 1 (Centro EDA), aggregato al nostro Istituto, “copre” tutta la zona Nord di Catania con i corsi di scuola media per gli adulti. Il Centro EDA, però, non si limita a questa attività istituzionale ma allarga l’offerta formativa con corsi liberi di inglese e di informatica per i quali risulta necessaria anche la lista d’attesa per potere soddisfare la grande e diffusa richiesta del territorio.
E poi l’esperienza forse più ardita e certamente più innovativa: la Scuola della Seconda Opportunità (SSO) parte come progetto pilota con un’esperienza per ogni Stato membro: per l’Italia viene scelta Catania e l’Amministrazione comunale di Catania individua come sede la Petrarca.
Un esperienza esaltante che ha recuperato all’esperienza formativa ragazzi e giovani che non hanno avuto modo di frequentare la scuola secondaria superiore, che l’hanno abbandonata o ne sono stati espulsi dalla frequenza.
Un’esperienza che nei due corsi già conclusi ha avviato al lavoro il 60% circa dei suoi allievi.

La notte della speranza
I sogni, lo sappiamo bene, diventano realtà se vengono vissuti come realtà da ciascuno di noi.
Ma per songare bisogna avere la speranza e chi non ce l’ha si adopera sempre per uccidere la speranza che fa vivere meglio gli altri.
In questo periodo la Petrarca ha incrociato tanti annientatori di speranza che hanno fatto di tutto per “normalizzare” questa anomalia della scuola catanese, per rimetterla in riga, per farla diventare una grigia ripetizione del modo con cui non si fa scuola sul serio.
Tante lotte, tante invidie, tanti ostacoli… tutto invano: la Petrarca non si è fatta mai né intimidre né ridurre al silenzio e non è mai rientrata nei ranghi.
Nessuna forza esterna poteva piegare la forza dell’utopia: perché finisse la sua utopia la Petrarca poteva solo suicidarsi, la fine di tutto poteva solo venire dal suo interno.
Ed esattamente questo è avvenuto nella notte della speranza quando alcuni della Petrarca, che avevano con noi sofferto, lottato e costruito questa bella realtà, hanno cercato di distruggerla.
Rimane ancora oggi il mistero del perché.
Qualcuno forse ha sempre sognato una scuola fredda, cosiddetta tradizionale (ma sapevano costoro cos’è la tradizione?), cosiddetta dei contenti (ma conoscono costoro i contenuti della cultura e sono capaci di selezionarli per poterli presentare agli alunni?)…
Qualche altro s’è trovato stretto in una scuola dei valori aspirando soltanto ad una scuola dei progetti e dei facili guadagni…
Altri ancora forse sono stati abbacinati dal potere…
Sono state alcune di queste le motivazioni o, chissà, tutte quante insieme…
Chi lo può dire, chi può entrare ne coacervo dell’animo umano, chi si può ergere a giudice…
E tuttavia è certo che costoro così sono entrati nella notte della speranza e hanno preferito un improbabile piatto di lenticchie all’utompia educativa che stavano vivendo.
Il resto, i motivi di ogni giorno, le critiche e le polemiche, ivi compreso il criminale intervento di qualche forza cosiddetta sindacale, appartengono alla cronaca e non alla storia..

Sentinella del mattino
La Petrarca oggi è tornata a casa per rivivere la sua avventura educativa nel percorso di semkpre; dopo avere superato la notte della speranza guarda con fiducia al futuro sapendo, però, che nulla si conquista una volta per tutte, che l’utopia eisge attenzione, disponibilità e vigilanza e la capacità di mettersi sempre in discussione.
Giorno per giorno, momento per momento, ora che è ripartita la storia continua.
Una bella storia del quale ciascuno di noi è chiamato ad essere protagonista.

Mi gridarono:
“Sentinella, quanto resta della notte?”
La sentinella risponde:
“Viene il mattino… venite”
(Is. 21, 11-12)